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Venerdí 27 luglio 2007 - Km
34,0 - 2015 m. salita - 580 m. discesa
Da BRESSANONE (m. 560) a RIFUGIO
MALGA BROGLES (m. 2045)
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Bressanone (m. 560), ore 09.30, parcheggio della discoteca "Max".
Sono 15 i "devoti" che santificano con la loro presenza la 10a edizione
del TorTour: ben 13 di essi sono reduci dall'edizione 2006 ed a loro si
aggiungeranno 2 forzati del weekend che ci raggiungeranno ad Ortisei. Il
tempo é splendido anche se le previsioni promettono acqua chissaquando
sia per per sabato che lunedí: in ogni caso iniziamo ad apprezzare il
caldo giá dalle prime battute, lungo la ciclabile (segnavia nr. 9) sulla
riva destra dell'Isarco che percorriamo fino ad Albeins (m. 600).
Breve sosta alla fontana del paesino e poi inizia la salita vera sullo
sterrato della Val Eores lungo le rive dell'omonimo torrente. Ci stiamo
incuneando in direzione est verso il cuore delle Dolomiti: nella valle
regna una quiete guastata solo parzialmente dalle alte temperature:
cerchiamo di accompagnare sempre le ruote delle nostre bici attraverso
le ombre sempre piú rade della vegetazione ai bordi del tracciato.
In localitá Schmied (m. 1245) incrociamo un altra strada asfaltata
proveniente da destra : noi continuiamo dritti sul segnavia nr. 10.
La pendenza non fa sconti ed anzi ci presenta improvvisamente (Km 11,7) un
tratto al 25%: sono poche centinaia di metri ma lasciano il segno.
Superato il tratto a spinta la strada torna a salire costante: sfiliamo
difianco ad alcuni masi ed intravediamo alcuni caprioli sui prati dei
ripidi pendii della valle. Il gps segnala che avanziamo quasi paralleli
al percorso che affronteremo a breve, solo in direzione opposta e
qualche centinaio di metri piú in alto sulla parte destra della vallata.
La vallata si apre, le Odle di Eores sono diventate da alcuni minuti una
spettacolare presenza costante ogni qualvolta alziamo la testa: superato
un laghetto ed una ultima serie di tornanti sterrati giungiamo (m. 1583
- Km 16,3) sulla strada provinciale asfaltata nr. 29 che sale al Passo
Rodella. Solo poce centinaia di metri e poi, in localitá Fistil Boden
(m. 1653) sulla destra entriamo in una strada forestale che con una
serie di saliscendi punta dapprima verso ovest regalandoci alcuni scorsi
dall'alto sulla vallata da poco risalita, poi ci riserva alcune gradite
lamponaie che saccheggiamo con gusto, ed infine una discesa sterrata al
termine della quale giungiamo a Colle (m. 1490). Lo spettacolo che qui
si apre davanti a noi é veramente unico: le Odle di Geisler, senza
alcuna nube che possa guastare le loro bellezza, ed ai loro piedi,
ciliegina sulla torta,la chiesetta di Sa Giovanni.
Protagonisti di questa cartolina saliamo brevemente su strada asfaltata
verso sinistra e poi presso Neujonis scendiamo lungo il segnavia nr. 32
e poi su strada asfaltata scendiamo a fondovalle (m. 1274 - Km 27,5)
dove ci fermiamo per il pranzo.
Un piatto di spaghetti al pomodoro é il massimo che ci possiamo
permettere per evitare di vomitare lungo la salita che ancora ci aspetta
nel pomeriggio. Prima asfaltata, passando difianco alla chiesetta di San
Giovanni, poi sullo strada forestale (segnavia nr. 28) che sale lungo il
torrente Brogleser ed infine termina contro il pendio dove inizia il
sentiero (m. 1714 - Km 32,0) che si arrampica fino al rifugio. Spingiamo
per una mezz'ora abbondante le nostre bici lungo le ripidi rampe di
terra battuta, sassi e radici. Alle nostre spalle, quando giriamo la
testa, la vista spazia su Sass de Putia, Odle di Eores e di Geisler,
Plose e distinguiamo chiaramente il Rifugio Genova e la Malga Casnago
sull'altro versante della valle.
Usciti dal bosco lo spettacolo delle Odle che incombono sopra di noi
alla nostra sinistra é veramente mozzafiato e ringraziamo le condizioni
meteo favorevolissime per ammirarle in particolare.
Ancora un ultimo tratto a spinta, o pedalando per chi ancora ha energia
da spendere, ed entriamo finalmente nel prato del Rifugio Malga Brogles
(m. 2045 - Km 34,0).
Esausti ma premiati dallo splendido panorama ci godiamo ogni dettaglio
dell'ambiente in cui il rifugio é incastonato e facciamo conoscenza con
una coppia di bikers germanici su una dele rotte del Transalp, che
arrivano al rifugio poco dopo di noi. Ci laviamo nel tronco di una
fontana o nel lavandino in corridoio ed attendiamo di cenare : alle
18.30 la cena é servita da Caterina e le sue due compagne, le ragazze
che mandano avanti l´attivitá. Una volta cenato, osservando dalla
finestra le Odle tingersi del rosso del tramonto, ci resta il tempo per
aiutare le ragazze in cucina a fare il burro per la colazione del giorno
dopo: poi sprofondiamo nei letti-amaca per una notte che porterá un
riposo agitato a tutti o quasi.
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Sabato 28 luglio 2007
- Km 51,0 - 2140 m. salita -
1915 m. discesa
Da RIF. MALGA BROGLES (m. 2045) a PASSO PORDOI (m.
2239)
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Alle 6.00 molti di noi sono giá svegli ma lo spettacolo dell'alba
prima e la colazione che ti aspetti poi (abbondante e calorica al punto
giusto, con il pane fresco morbidissimo (ma dove lo prendono ?)
riescono a mitigare quasi completamente le scorie lasciate dalla brutta
nottata. Partiamo verso le 8.30 dal rifugio con il sottofondo musicale
delle urla di incitamento che il malgaro riserva alle sue vacche e
subito dobbiamo spingere le bici (segnavia nr. 35) lungo la rampa della
mulattiera che porta a Passo Brogles (m. 2119): il fondo é composto da "ciotoli"
di dimensioni mai visti.
Il sentiero procede poi in leggera salita verso il Rifugio Rasciesa,
offrendoci sulla sinistra una vista sulla Val Gardena poi scende e
risale nuovamente con una ripida rampa fino a giungere alla Forcella
Valluzza (m. 2081). Il segnavia nr. 35 diventa ora una ripida forestale
sterrata che dopo una serie
di tornanti ed un paio di passaggi sotto la seggio(lino)via Rasciesa
incrocia la strada asfaltata sopra Ortisei. Sulla sinistra imbocchiamo
un breve e ripido sentiero tecnico (segnavia nr. 9) che scende al Caffé
Val d'Anna : qui imbocchiamo la passeggiata sterrata che scende difianco
al torrente fino alla stazione a monte della cabinovia Seceda. Caffé di
rito in un bar del centro del paese di Ortisei (m. 1242 - Km 12,2) e poi
attraversiamo la strada provinciale nr. 242 di fondovalle ed iniziamo a
pedalare in salita sul lato destro della valle in direzione dell'Alpe di
Siusi lungo il segnavia nr. 18: sfiliamo di fianco ad alcune splendide
case di vacanze ed entriamo nella Val de Iender che sale all'Alpe di
Siusi. Il tempo é sempre dalla nostra parte nonostante le previsioni
meteo che indicavano possibili piogge: la vallata é fresca e la salita
in parte asfaltata (primo e ultimo tratto) ed in parte sterrata con una
serie di 8 tornanti poco prima di arrivare in localitá Saltria (m.
1690). L'Alpe di Siusi, l'altopiano piú esteso d'Europa, con i sui
pascoli, le malghe, la corona di vette che la delimitano, ha un suo
fascino sempre particolare ed immutabile anche per chi non la visita
certo per la prima volta. Decidiamo di proseguire e pranzare i cima alla
salita: il segnavia da seguire é ora il nr. 8, asfaltato e quasi
pianeggiante fino al Gasthof Tirler (m. 1741), sterrato e decisamente
impegnativo fino al Dialer Seiser Alm Haus (m. 2145 - Km 25,5). Pranzare
con gusto sotto i Denti di Terrarossa con vista su Sasso Piatto, Sasso
Lungo, Gruppo del Sella, Catinaccio di Antermoia é una cosa per cui vale
la pena vivere sopratutto quando sappiamo che a pancia piena ci aspetta
una lunga discesa una volta superate le poche centinaia di metri che ci
separano dal vicino Passo Duron (m. 2168) da cui si accede all'omonima
valle. La sterrata (segnavia nr. 532) é un vero piacere per la guida e
per gli occhi: dopo una serie di ripidi tornanti arriva un filante
pianoro fino alla Malga Micheluzzi (m. 1860) in mezzo a pascoli
verdissimi, malghe da cartolina e numerose sorgenti. La strada forestale
si inclina poi decisamente verso Campitello di Fassa (m. 1445 - Km 36,3)
dove, ricompattato il gruppo, attraversiamo la strada provinciale nr. 48
e proprio presso la stazione a valle della funivia del Col Rodella
imbocchiamo la Passeggiata Soreghes lungo il torrente Avisio. Zigzagando
tra famigliole in vacanze giungiamo quindi a Canazei (m. 1440) dove
attacchiamo la seconda ed ultima salita del giorno lungo i 28 tornanti
del Passo Pordoi. Caldo, fatica pregressa e gas di scarico di auto e
moto non la rendono certo un'esperienza indimenticabile: arrivare al
passo (m. 2239 - Km 51,0) lungo una delle salite piú famose del Giro
d'Italia, é una piccola dose di autostima ma cementa la nostra
convinzione che le nostre bici ed il rombare dei motori non vanno
proprio d'accordo.
Non sono neanche le 17.00 e l'Hotel Savoia, dove passeremo la notte,
dispone anche di sauna: per alcuni é un'occasione da non lasciarsi
sfuggire, altri si accontentano di una lunga doccia calda, altri ancora
aggiungono una passeggiata defaticante, dal momento che il temporale che
ci ha minacciato nel corso della salita ha deciso di ritirarsi altrove.
Attendere comunque le ore 19.30 per cenare é una prova molto dura:
quindi diventiamo gli indiscussi protagonisti del ricco buffet di
verdure e ci abbuffiamo grazie ad un menú all'altezza mentre all'esterno
cala una nebbia surreale da cui spuntano anche alcuni disorientati
ciclisti.
I letti sono questa volta molto confortevoli : se qualcuno non riesce a
prendere sonno subito la colpa é dell'esagerato appetito e dei grappini
di contorno.
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Domenica 29
luglio 2007 - Km 46,0 -
1885 m. salita - 2040 m. discesa
Da PASSO PORDOI (m. 2239)
a RIFUGIO LAVARELLA (m. 2042)
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La giornata inizia aprendo le tende della finestra direttamente
sulla valle in direzione di Arabba da una parte e verso il sentiero che
saliremo subito dopo colazione: il tempo é bello, anche se alcune nuvole
minacciano di rovinarci chissaquando la giornata.
Colazione in linea con la cena ed alle 8.15 siamo giá operativi perché
sará una giornata molto lunga e ricca di difficoltá.
Dal Rifugio Savoia seguiamo il segnavia nr. 601 fino al Rifugio Fedarola
(m. 2370).
Il panorama é realmente impressionante : siamo ai piedi del Sass Becei e
lo sguardo spazia ammirato a 360° su tutte le piú famose cime e catene
dolomitiche, tutte raccolte in una fantastica cartolina senza prezzo.
In rigoroso senso antiorario ammiriamo in lontananza il Piz dles
Conturines nel Gruppo del Fanes, la maestositá del Gruppo del Sella con
i m. 3110 del Piz Boé, verso cui si stanno arrampicando gli sky runners
che partecipano alla tappa di coppa del mondo, il Passo Sella
sorvegliato dal Sasso Piatto e dal Sasso Lungo, lo Sciliar (in modalitá
riflessa per chi come noi é abituato a vederlo sempre da Bolzano), il
Catinaccio, la catena dei Monzoni ed infine i m. 3230 della ghiacciao (o
ció che di esso ne rimane) della Marmolada.
Ci vuole qualche minuto per assimilare tutto questo bendidio panoramico
ed imprimerlo per sempre nella memoria e su schede e nastri magnetici.
Poi il lavoro ci chiama e riprendiamo a pedalare sul famoso sentiero
Viel dal Pan/Bindelweg/Alta via delle Dolomiti: il fondo é molto buono
in terra battuta, intervallata ogni tanto da rocce che ci costringono a
scendere e spingere per evitare spiacevoli cadute verso destra dove il
pendio non ci regalerebbe molte soddisfazioni in caso di caduta. Al
cospetto della Marmolada saliamo fino al Rif. Viel dal Pan a m. 2432,
poi di nuovo saliscendi spettacolari, in cui comunque prestare molta
attenzione, con il Lago di Fedaia, laggiú a m. 2053, che sembra
attendere un nostro passo falso. Un ultima ripida rampa sale sul crinale
di Porta Vescovo (m. 2478 - Km 6,8) punto piú alto di questo tour. Altro
lungo momento contemplativo su entrambi i lati e poi ci buttiamo a
capofitto verso la Valle di Arabba e Livinallongo lungo la sterrata
segnavia nr. 698, al bivi ocon il segnavia nr. 699 prendiamo quest'ultimo
in salita verso destra e successivamente lasciamo definitivamente anche
questo quando incrociamo il segnavia nr. 634 verso sinistra. Quando la
sterrata termina presso la partenza di due impianti di risalita (uno dei
due é quello che sale al Passo Padon) il segnavia si fa piú nascosto:
aguzzando la vista lo ritroviamo tra l'erba sul lato destro della valle
e lo seguiamo tra pini mughi e rododendri, poi di nuovo della
vegetazione piú fitta, infine nella sterrata che scende ripida nel bosco
sbucando infine a Col d'Ornella (m. 1551). Siamo nella Valle di
Cordevole, zona di Livinallongo e Col di Lana, teatro e monte sacro
della prima guerra mondiale e si realizza subito la differenza tra le
ricche vallate trentine ed altoatesine e quest'area del Veneto. Prima
del pranzo ci aspetta una fatica non da poco : scendiamo lungo l'asfalto
verso sinistra fino al ponte sul torrente Cordevole (m. 1408 - Km 16,7)
e da qui parte una rampa in salita fino al vecchio forte (ora ottimo
ritorante) sulla strada provinciale nr. 48 che risaliamo verso sinistra
in direzione Arabba solo per poco fino a Renaz (m. 1450). Sulla destra
inizia la salita senza tregua che porta a Pralongiá: asfaltata fino a
Cherz (m. 1650 - Km 20,3) poi sterrata segnavia nr. 1022 fino al Passo
Incisa (m. 1925). Pranziamo qui proprio mentre arriva un breve rovescio
temporalesco: restano quasi 200 m. di dislivello da fare fino alla cima
del Pralongiá ma tanto la pedalabiltá di questo tratto é un'utopia anche
a stomaco vuoto. La passeggiata forzata che affrontiamo appena fuori
spiove ci serve invece per digerire: dal Rifugio Pralongiá (m. 2109 - Km
26,2) seguiamo il segnavia nr. 23 in direzione Corvara solo per poche
centinaia di metri tra i prati fino ad incontrare la sterrata nr. 22 che
scende a San Cassiano verso destra passando da Utia Saraghes (m. 1837),
dove abbiamo solo il tempo di ammirare una curiosa fontana lignea.
Difronte a noi vediamo distintamente la valle da risalire una volta a
fondovalle ed ognuno si sta preparando psicologicamente alla scalata del
pomeriggio.
La discesa sterrata termina definitivamente a San Cassiano (m. 1563 - Km
32,5) alla base della seggiovia del Piz Surega. Saliamo a destra in
direzione Passo Falzarego e dopo localitá Armentarola troviamo a
sinistra la deviazione per Capanna Alpina (m. 1720 - Km 36,5) campo base
per la partenza verso il Col de Locia. Siamo a conoscenza di dover
spingere le bici ma quando il segnavia nr. 11 inizia ad arrampicarsi tra
le rocce bianche tra Fanes e Lagazuoi la realtá supera l'immaginazione.
In 2,4 Km si sale di 350 m. di dislivello : oltre alla pendenza media,
frutto della matematica, si aggiungono passaggi tecnicamente difficili
anche a piedi. Diventiamo il bersaglio di curiositá ("dove andate ? da
dove venite ?"), attestati di stima ("mi sa che ve ne pentirete piú
avanti"), rassicurazioni ("manca ancora il pezzo piú brutto") degli
escursionisti a piedi che almeno sono l'occasione per rifiatare.
Effettivamente guardando verso l'alto non veniamo rassicurati : il
sentiero é incollato alla parete rocciosa e supera in brevi tratti
dislivelli ragguardevoli. Quando sul sentiero intravediamo le stelle
alpine capiamo che non puó mancare molto, ma gli ultimi duecento metri
in cui saliamo di altrettanti metri di altitudine, sono veramente ai
limiti dell'impresa cicloalpinistica.
Poi a Col de Locia (m. 2069 - Km 38,9) la scalata termina perché siamo
finalmente all'inizio della valle incastonata tra le cime maestose del
Fanes: un sentiero battuto risale la valle Le Gran Plan, attraversando
ruscelli, distese di ghiaia bianca o antiche testimonianze di
gigantesche frane rocciose fino a Ju dal'Ega (m. 2157) dove diventa
sterrata. La bellezza del paesaggio che ci circonda é amplificata dal
silenzio di questi luoghi : a Utia de Gran Fanes (m. 2097 - Km 43,8) la
valle termina incrociando la Val di Fanes che risaliamo verso sinistra
fino al Lago di Limo e al Passo di Limo (m. 2174) da cui si gode di un
panorama eccezionale su tutte le cime dei Piz e dei Sass protagonisti di
questo unico anfiteatro naturale. Mancano solo un paio di tornanti che
scendono lungo la vecchia strada militare fino al Rifugio Fanes (m.
2060) ed infine al successivo bivio a sinistra (segnavia nr. 7) fino al
Rifugio Lavarella (m. 2042 - Km 46,0). Il rifugio e malghe che lo
circondano sono il terminale di un pianoro ricco di pascoli e sorgenti
del torrente Ru d'al Plan ed ammirare lo spettacolo prima e dopo cena
diventa quasi un obbligo.
L'ultimo giro di grappe coincide con l'inizio della pioggia e coricarsi
con il pensiero che il giorno seguente pedaleremo sotto l'acqua non
favorisce sonni tranquilli (o forse il problema é nuovamente la pancia
piena ?).
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Lunedí 30 luglio 2007 -
Km 76,0 - 1510 m. salita - 2960 m. discesa
Da RIFUGIO LAVARELLA (m. 2042) a BRESSANONE (m.
560)
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Alla malinconia fisiologica dell'ultimo giorno si aggiunge quella
provocata dallo sguardo fuori dalla finestra al risveglio: durante la
notte ha imperversato un temporale, sta ancora piovendo e non fa proprio
caldo. Mestamente, preparati ad inzupparci, facciamo colazione e quando
usciamo dal rifugio, ancora incerti se attendere che spiova o partire
comunque subito, tiriamo un sospiro di sollievo vedendo che il cielo
sopra di noi é macchiato da grandi squarci di sereno.
In pochi minuti siamo tutti pronti per sfruttare il momento propizio e
quindi alle ore 8.20 si parte lungo la discesa della strada militare
(segnavia nr. 7) che porta a fondovalle. Il Col Bechei fa capolino e poi
si nasconde di nuovo continuamente dietro una coltre di nubi ma la
pioggia ci risparmia per la spettacolare discesa che come sempre regala
scorsi da cartolina ad ogni tornante. Dal parcheggio del Rifugio Pederú
(m. 1548 - Km 7,4) parte il sentiero che scende a S. Vigilio parallelo
alla strada asfaltata: sono km e km di puro divertimento su terra
battuta, sterrata, bosco, radici che rendono ancora piú tecnica la
guida. E' quasi impossibile credere che a pochi metri da dove passano le
auto possa esserci un sentiero cosi bello da fare in discesa ! Usciti
indenni dall'incontro con un cavallo impazzito sfuggito dal maneggio che
si trova poco fuori il paese, entriamo quindi in S. Vigilio di Marebbe
(m. 1191 - Km 19,8) dove ci riaccoglie la civiltá del turismo di cui non
sentivamo la mancanza. Nel frattempo il cielo é completamente sereno e
limpido e si preannuncia quindi una bellissima giornata.
Scendiamo sull'asfalto della strada provinciale nr. 43 in direzione
Longega ma appena superata la localitá Mantena (m. 1119) attraversiamo a
sinistra un ponte sul Ru d'al Plan ed iniziamo a salire sulla forestale
Tru dal Maza. Dopo il culmine della salita (m. 1304 - Km 25,2) il
percorso inizia a scendere verso la Val Badia: il fondo é umido per la
recente pioggia, i tratti stretti e tecnici sono comunque filanti e
permettono un buon divertimento alla guida. Al termine della discesa
usciamo dal bosco nel pressi di un nuovo impianto di risalita che sale
verso Ju, quindi seguiamo il segnavia nr. 21 fino a Piccolino (m. 1113 -
Km 28,5).
Dobbiamo ora attraversare la strada nr. 244 di fondovalle della Val
Badia ed iniziare l'ultima severa fatica del tour e salire fino a quota
m. 2100. Iniziamo risalendo dalla parte opposta della valle fino a S.
Martino in Badia (m. 1104). Rifornimenti di provviste e via di nuovo
lungo la strada asfaltata nr. 57 (al bivio per il Passo delle Erbe
tenere la destra) che sale a Longiarú lungo l'omonima valle. A Longiarú
(m. 1408 - Km 35,0) la strada (segnavia nr. 9) si impenna decisamente
tra i colori : pascoli verdissimi, cielo azzurro intenso, marrone scuro
dei masi di questa valle, alcuni risalenti ad oltre 700 anni fa ed il
bianco delle rocce che ci osservano. Ad un tornante abbiamo il Gruppo
del Fanes neglio occhi ed a quello successivo pedaliamo fronte al Gruppo
del Puez ed alle Odle mentre sulla destra svetta il Sass de Putia. La
strada asfaltata intorno ai 1750 m. di altitudine diventa sterrata ma la
pendenza non cambia e continua a dare sempre poco respiro attraverso i
pascoli verso Ütia Vaciara. Superata quota m. 2000 lasciamo la sterrata
verso destra e spingiamo a fatica la bici per qualche centinaio di metri
lungo il segnavia nr. 35 che attraversa il pascolo: ancora qualche
centinaio siamo finalmente al Passo de Goma (m. 2111) ai piedi del Sass
del Puta e da qui si gode di un panorama mozzafiato, un ulteriore
occasione per contemplare la bellezza di questi luoghi e della natura
che vi regna sovrana.
La discesa lungo il segnavia nr. 8b non nasconde particolari insidie,
diventa subito scorrevole e si trasforma in breve in un bianca sterrata
che conduce a Ütia de Goma (m. 2030), Ormai il passo é lí, lo
intravediamo, ma ci aspetta una sorpresa poco gradita: un tratto a
spinta di almeno 15 minuti, tra rocce e radici alla base del Sass de
Putia per arrivare infine esausti al Munt de Fornela (m. 2067). Ancora
qualche centinaia di metri sulla sterrata nr. 8a e arriviamo al Passo
delle Erbe (m. 2006) : si respira aria da fine impresa, i visi sono
stanchi ma soddisfatti, il cielo é limpidissimo, il cibo a Ütia de Borz
é di nostro gradimento, vorremmo fermarci a prendere un po' si sole ma
non é ancora finita perché ci aspettano quasi 30 Km di discesa verso
Bressanone. Scendiamo lungo la strada provinciale nr. 29 fino al bivio
per Luson, quindi giriamo a destra ed inizia una lunghissima e
velocissima discesa asfaltata sul segnavia nr. 1 fino a Luson (m. 980).
Ci restano ancora parecchi km di asfalto fino alla meta finale, alcuni
dei quali in piano ed alcuni addirittura in leggera salita: nel cilindro
troviamo le ultime forze per spingere ancora sui pedali, poi finalmente
la salita finisce davvero ed un avolta per tutte.
Verso il basso vediamo la Rienza, l'altopiano di Naz Sciaves, finalmente
Bressanone (m. 570 - Km 76,0) dove arriviamo dopo alle 16.30.
E' veramente finita, ce l'abbiamo fatta anche questa volta, esausti ma
ancora piú ricchi dentro, perché quest'esperienza di materiale per la
mente e per il cuore ce ne ha regalato tantissimo.
Il TorTour del decennale non poteva andare meglio: il meteo ci ha voluto
bene, non abbiamo avuto incidenti di rilievo, é stato davvero un buon
gruppo, i Monti Pallidi ci hanno abbracciato, coccolato, fatto sentire
parte di loro.
Alla prossima ... come sempre.
Max
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