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Sabato 30 luglio 2005 - Km 44,9 - 1553 m. salita - 490 m. discesa
Da SILANDRO (m. 711) a RIFUGIO SESVENNA (m. 2258)
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Ore 9.15 di un afosissimo sabato di agosto a Bolzano: inizia con un riuscito contorsiosismo meccanico (6 persone e 6 mtb in 1
Scenic e 1 Brava) il TorTour 2005, in assoluto il primo a "scollinare" oltre quota 3000 m.
E' un'edizione "rave" perché oggettivamente limitata dai posti disponibili nei rifugi che ci ospitano: la sechs-machine é
cosí composta Max, Viti, Andrea, Mathias, Wadis e Enrico ed il percorso
si preannuncia molto affascinante, interamente all'interno del
Parco Nazionale
dello Stelvio (settore altoatesino e lombardo) e del Parco Nazionale
Svizzero.
Alle ore 10.30 il gruppo giunge a Silandro/Schlanders dopo un trafficatissimo trasferimento su ME-BO e strada della Val
Venosta: tutti d'accordo nell'optare subito per una colazione frazionata tra bar (a quest'ora hanno finito
le brioches .. !?) e
negozio di gastronomia (superbo il panino con lo speck !).
Alle ore 11.20, con 33 gradi, ha finalmente inizio l'avventura e ci immettiamo nella
ciclabile della Val
Venosta.
Impossibile perdersi: ottima la segnaletica, seguiamo il tracciato assolutamente privo di difficoltá che si snoda in riva all'Adige ed in mezzo ai meleti, a tratti anche su fondo sterrato, sotto gli sguardi di numerosi
imponenti castelli.
Passiamo dalla "marmorea" Lasa/Laas, impressionanti le rampe per il trasporto del famoso marmo bianco,
(m. 869 - km 6,0)
alla "bucolica" Prato allo Stelvio/Prad am Stilfser Joch, tutto in ordine ed uno splendido laghetto circondato da prato
all'inglese (m. 907 - km 14,3) e verso le 13.00 ca. siamo nella "medioevale"
Glorenza/Glurns (m. 912 - km 24,0) che ci
accoglie all'interno della sua splendida cinta muraria in cui stona il traffico sostenuto di auto e moto di passaggio.
La strada ora inizia a salire tra stradine di campagna e, dopo Laatsch/Laudes e
Schleis/Clusio, giungiamo a Burgeis/Burgusio
(m. 1203 - km 32,3) tipico borgo contadino venostano ai piedi del
monastero benedettino di Marienberg ed il castello principesco.
Lungo la salita asfaltata che sale a Slingia il termometro sale fino a
36°: al bivio per Prämajur (e gli impianti del Monte Vatles) l'aria si
fa finalmente piú fresca e la strada spiana per poi risalire verso il
paese di Slingia/Schlinig (m. 1738 - km 39,9).
I gradi sono 25 e la valle sale verso il confine Italia/Svizzera:
l'asfalto lascia il posto allo sterrato solo prima della Schliniger Alm
(m. 1868 - km 42,4) e giunti ai piedi della cascata del torrente
Metzbach s'impenna anche fino al 30% per superare il dislivello che
conduce al pianoro soprastante. Spingere la bici lungo gli ultimi
tornanti é inevitabile, poi una volta la vista sulla valle sottostante
é stupenda.
Le ultime pedalate sul sentiero ed alle 16.10 siamo giá al Rifugio
Sesvenna (m. 2256 - km 44,9) dove spiccano le stelle alpine nel prato e
l'asinello con caprette nel recinto nei pressi della teleferica che
viene utilizzata per il trasporto di materiale e vettovaglie, visto che
salire fini qui con un auto, anche se 4x4 non sembra proporio
proponibile.
Trasferimento in stanza da 5 che diventa da 6 (materasso per terra -
alla faccia della prenotazione 60 giorni prima !), doccia calda in
camera (non per alcuni sventurati ignari che si precipitano in di quella
comune), ripetuti tentativi di comunicazione cellulare (quassú prende
solo il Sagem!), weizen(-cola) + grappino + dolce, un po' di sole e poi
é ora di cena.
Porzione misera di spaghetti al pomodoro (con erba cipollina..) -
polenta e gulasch - pane (con anice, vero Enrico ?) ... aspettiamo tutti
la sorpresa del dolce, come annunciato a tutta la sala dal giovane oste.
L'attesa non vale la pena: uno yoghurt alle fragole ?!?!? Per fortuna
c'é il Cabernet (solo per 3 eletti), i grappini (per tutti) ed una
"raggio" a briscola : poi
tutti a nanna, domani ci aspetta una tappa lunga e dura.
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Domenica 31 luglio 2005 - Km 81,6 - 2054 m. salita -
2368 m. discesa
Da RIFUGIO SESVENNA (m. 2256) a RIFUGIO FRAELE (m. 1958)
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La guerriglia notturna con i sacchi lenzuolo lascia in tutti il
segno: non si dorme praticamente fino alle 01.00, si dorme male e poco
dopo. Alle 6.30 i pionieri che riescono a trovare la via d'uscita dal
rifugio vengono accolti da nuvole, freddo e dalla preoccupante vista di una
cortina di nebbia che proviene dal passo.
Colazione in anticipo sulla tabella di marcia ed alle ore 8.10 e,
coperti il necessario per far fronte ai 7 gradi di temperatura, siamo in
sella lungo il sentiero che si perde nel nebbione. Superiamo agilmente
il leggero dislivello che ci separa dal Passo Slingia (Km. 1 - m. 2309),
anche se i banchi di nebbia rendono surreale un ambiente,
ruscello-laghetti-prati, altrimenti molto più fotogenico e di cui
spesso possiamo solo apprezzare il rumore dell'acqua.
Sul single track in invitante saliscendi fino al confine
Italia/Svizzera evitiamo la collisione con un paio di bovini sprovvisti di
fendinebbia e, anche se nessuno lo dice, siamo tutti sulle spine per
quello che ci aspetta più avanti, la mitica e temuta gola della Val d'Uina:
i cartelli di pericolo che incontriamo non aiutano certo a
tranquillizzarci, anche se lo scambio di foto con un gruppo di bikers
tedeschi aiuta a sdrammatizzare. Il sentiero scende lungo il torrente fino ad un punto
in cui la terra lascia spazio alla roccia ed uno sbarramento di massi ci
obbliga a scendere dalle bici : inizia il tratto scavato nella roccia (m. 2124
- km 3,81).
Lo spettacolo è veramente impressionante: sul lato destro della
valle un taglio di 600 m. nella parete verticale rocciosa, creato nel
1910, permette di superare la gola creata nel corso dei millenni dai
torrenti che scendono dal pianoro soprastante. La nebbia impedisce di
vedere il panorama oltre la gola, ma ogni passo é comunque un'emozione:
il sentiero é piú largo di quanto ci fossimo attesi e messo quasi
ovunque in sicurezza, rimesso
"a nuovo" proprio quest'anno (sapevano che saremmo
arrivati ...) ma alcune gallerie buie e in ripida discesa (al pensiero
di farle con il ghiaccio mi viene male!) alcuni tratti senza protezione
e la costante vista del torrente che scorre laggiú tengono alta la
tensione.
Con l’ultima galleria termina la gola vera e propria (m. 1971 - km
4,46): in 600 m. siamo scesi di m. 150 nel cuore di una parete di roccia
.... niente male. Il sentiero scende ancora ripido fino ad un piccolo
ponte provvisorio sul torrente, da qui il single track é nuovamente
invitante: tutti nuovamente in sella e via in discesa in mezzo alla
fitta vegetazione fino alla malga Uina Dadaint (m. 1779 - km 6,4), non
senza prima esserci fermati al cospetto di un misterioso
esemplare equino.
Dalla malga il sentiero diventa una larga forestale, lungo la quale
incrociamo solo bikers in salita, che scende veloce fino a Sur En (m.
1143 - km 12,92) dove arriviamo verso le 10.00 mentre il tempo non
accenna a migliorare. Imbocchiamo la ciclabile sterrata che scorre lungo
il torrente poi diventa la ciclabile asfaltata piú larga che abbiamo
mai percorso, ed in mezzo a prati verdissimi spuntano i primi colorati
condomini (!) di Scuol (m. 1223 - km 18,5) da cui parte il percorso nr.
444 della Nationalpark
Bike Marathon all'interno del Parco
Nazionale Svizzero dell'Engadina.
Quella fino a S-charl, in condizioni normali, é una costante salita
lungo l'omonima valle: i primi 8 km sono asfaltati in mezzo al bosco poi
la strada diventa un bianco sterrato sulle sponde del torrente Clemgia:
purtroppo il cambio di fondo coincide con l'inizio della pioggia che
continua a cadere incessante fino a S-charl (m. 1790 - km 32,2) dove
troviamo riparo dall'acqua e dal freddo (ci sono di nuovo 9 gradi)
dentro l'unico locale del posto, dove ci ristoriamo velocemente in
attesa che spiova. Ed in effetti poco dopo la pioggia cessa, paghiamo i
nostri debiti in valuta straniera e siamo di nuovo in sella lungo la
sterrata che passa tra prati, torrenti e ruscelli lungo una foresta di pini cembri, la più alta
d’Europa, chiamata God da Tamangur e poi nel mezzo dei pascoli dell'Alp
Astras (m. 2122 - km 39,3).
Mentre il cielo sembra non voler infierire,
il sentiero sale ancora senza particolari difficoltá tra una basas
vegetazione verso il Pass da Costainas (m. 2243 - km 42,0) dove un biker
solitario ci conferma che la strada é ancora lunga. Sigle track in
discesa fino ad un pascolo (localitá Campatsch) dove inizia lo sterrato
che scende veloce a Lü (m. 1936 - km 46,0) paesino tra verdi pascoli da
cui ammiriamo, finalmente riscaldati dal sole (22 gradi - max.
temperatura giornaliera), il panoramam offerta dalla sottostante Val
Müstair e il Pass dal Fuorn/Ofenpass.
Il tracciato nr. 444 scende a valle, a tratti asfaltato e a tratti
sterrato, attraversa e costeggia la strada asfaltata fino ai pressi di
Valchava (m. 1574 - km 55,9), quindi riprende a salire deciso sulla
sterrata che sale lungo la Val Vau, interamente nel bosco fino ai m.
2000 circa. Poi il bosco lascia il bosco a prati incastonati tra rocce e
cascate regno di marmotte, che vediamo numerose, e forse dell' orso
bruno che dopo 100 anni ha deciso proprio 2 giorni fa di farsi
rivedere da queste parti, finché stanchi e umidi (ha piovuto poco ma
diverse volte durante la salita) raggiungiamo Doss Radond (m. 2234 - km
63,9) proprio mentre il cielo si apre .... e inizia a piovere di brutto.
Da qui ha inizio un tratto di circa 10 Km veramente fantastico: é
paradossale quest'apprezzamento nonostante la pioggia, la scarsa
visibilitá, la stanchezza, la velocitá, per sfuggire al diluvio,
immaginando cosa sia la Val Mora in una splendida giornata di sole con
il suo spettacolare ambiente, unico nella sua continua diversità.
La
sterrata scende veloce lungo gobbe tra i pascoli dove brucano mucche e
cavalli incuranti dell'acqua, a cui fanno la guardia le imponenti cime
che separano a sinistra la Val Mora dalla Val Fraele, costeggiando un
tratto del letto del torrente completamente ricoperto da pietre e sabbia
nere, in un paesaggio incredibile disegnato nel tempo dalla potenza
dell'acqua.
Ad Alp Mora (m. 2069 - km 69,5) la sterrata diventa un single track
dapprima scorrevole tra prati ed alberi, poi un sentiero esposto sulla
ghiaiosa riva destra del torrente, quindi una traccia lungo la riva sinistra del
torrente disegnata su e giú lungo la riva ghiaiose, dentro e fuori da
macchie di pini mughi. Superato il confine Svizzera/Italia in localitá
Cruschetta spunta il sole, la strada si allarga e diventa nuovamente una
sterrata che dopo il Passo di Fraele (m. 1921 - km 75,3) spiana fino al
Lago di S. Giacomo di Fraele (m. ........) che costeggiamo sulla riva
sinistra fino al Rifugio Fraele (m. 1958 - km 81,6) situato presso la
diga che separa questo lago da quello di Cancano.
Sono le 18.15, abbiamo pedalato per oltre 7 ore parzialmente sotto
l'acqua e tutto ció che segue é tutto dannatamente strameritato: gli
ultimi tiepidi raggi si sole, un giro di hefe-cola, una sana doccia
bollente, una cena a base di prodotti tipici (bresaola, funghi, polenta,
spezzatino, salsicce annaffiati da un chianti classico per i 3 non
weizen-dipendenti e tanto pane bianco ... contento Enrico ?!). Il solito
giro di amari e grappe, qualche smazzata a briscola e poi ci arrendiamo
al sonno.
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Lunedí 1 agosto 2005 - Km 53,7 - 2502 m. salita - 1867
m. discesa
Da RIFUGIO FRAELE (m. 1958) a RIFUGIO CITTÀ di MILANO (m. 2581)
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Saranno le state le membra provate o il materasso duro a puntino,
sta di fatto che il sonno é stato veramente ristoratore ed all'alba di
questa terza tappa, temuta al pari della precedente, tutti sembrano in
forma smagliante.
Il mattino regala lo spettacolare panorama della cortina di nubi che
dalla Val Mora scendono sul Lago di S. Giacomo di Fraele: sono decide
gli operai giá al lavoro alla manutenzione dello sbarramento tra i due
laghi artificiali, realizzati tra gli anni 1920 e 1950 allagando
la valle ed annessi paesini. Il Lago di Cancano, piú a valle,
lascia intravedere sul fondo le vecchie mura di abitazioni ed impianti
che servirono per la costruzione degli sbarramenti.
Si parte verso le ore 9.00, non prima di una ricchissima e varia
colazione e di una foto ricordo sulla diga: la larga strada sterrata resta
alta sulla riva del lago, senza alcuna difficoltá, ad eccezione di un
tratto sconnesso che permette peró di evitare una lunga e buia
galleria, ed i breve giungiamo in localitá Solena (m. 1966 - km 4,3).
Iniziamo a salire lungo la Valle Forcola su una vecchia strada
militare a solo uso e consumo di noi bikers: non incontriamo che un paio
di colleghi in senso contrario (beati loro!) in mezzo ad una natura
selvaggia e sotto un sole finalmente convinto.
In prossimitá della Malga Forcola (m. 2311 - km 9,4) la vista si
apre e la salita diventa impegnativa: una carrareccia sale dapprima per ripidi tornanti e procede poi con lunghi traversi più o meno ripidi ma comunque sempre
piú o meno pedalabili, tra pecore e marmotte (hanno fatto tane persino
sul sentiero) fino alla Bocchetta di Forcola (m. 2768 - km 12,7 - ore
12.00) dove fa bella mostra una storica trincea.
Lo spettacolo che si apre davanti a noi é grandioso: siamo in una zona di fortificazione risalenti alla "guerra
bianca", realizzate non solo dagli italiani e dagli
austro-ungarici ma anche dagli svizzeri, che temevano un attacco da
entrambi i belligeranti, che passando sul loro territorio sarebbero
piombati alle spalle del nemico. Imponente il panorama sulla Valle del
Braulio, sui ghiacciai di Ortles e Gran Zebrú e sugli ultimi tornanti dello Stelvio
(in linea d'aria siamo alla stessa altitudine, ma dobbiamo scendere per
poi risalire) che attaccheremo una volta
percorso il fantastico single track che scende a sinistra verso Pass
Umbrail.
Tranquillizzato Viti, che non si capacitava del fatto di non vedere il
sentiero in discesa, si risale in sella in direzione "IV cantoniera"
lungo uno strepitoso single track in discesa, a tratti molto esposto,
dove ci dobbiamo ogni tanto accodare alle vacche in transito o
appiattire sulla sinistra per far passare i pochissimi bikers in salita.
Al Passo Umbrail/IV cantoniera (m. 2501 - km 16,7) finiscono
contemporaneamente discesa, sentiero e territorio elvetico, il sole
torna a splendere e sulle ali dell'entusiasmo divoriamo i tornanti lungo
gli ultimi 3 km circa della salita fino al Passo Stelvio (m. 2758 - km
20,1) dove arriviamo prima delle 13.00, giusto in tempo per il pranzo a
base di un leggerissimo panino con crauti e salsiccia.
Alcune foto di rito sullo storico "scollinamento", su cui
continuano ad affluire turisti su due e quattro ruote, con o senza
motore, una moltitudine che spazia dallo scarpone da sci al sandalo
etnico, uno sguardo ammirato all'imponente panorama circostante e poi si
riparte, lungo i 48 tornanti di una infinita e spettacolare discesa,
dove ogni curva regala scorci meravigliosi degni di cartolina.
Dopo 19 km di discesa (!!!) e 1500 m. di altitudine in meno siamo a
Gomagoi (m. 1250 - km 39,1), dove deviamo a destra lungo una salita a
due facce: infuocata per 6 Km a oltre 32 gradi sull'asfalto, ideale per
digerire il mattone consumato a pranzo, poi piú
dolce e caratterizzata da temperature molto piú gradite per gli ultimi
3 km che ci conducono al paese di Solda (m. 1890 - km 48,1).
In attesa che Matthias, con evidenti problemi ad un copertone, riesca a
farsene omaggiare uno da un samaritano locale, il gruppo giunge alla
base (m. 1927 - km 51,0) della salita sterrata che s'inerpica per il tratto finale: siamo alla stazione a valle della Funivia del
Madriccio,
siamo stanchi, sono le 16.00 passate e l'ultima corsa sale a m. 2610
alle ore 17.00 ..... insomam l'occasione fa l'uomo ladro. Parte del gruppo decide di
"sacrificarsi stoicamente a puri scopi scientifici" per testare la funivia piú grande (per
portata) del mondo e parte affronta di buon grado le violente rampe dei quasi 600 m.
di dislivello che
in ca. 3,5 km salgono al Rifugio Cittá di Milano (m. 2581 - km 53,5) ove
giungono verso le ore 18.00.
Lo spettacolo che si gode da quassù è meravigliosamente unico: da
destra a sinistra Ortles (m. 3905), Monte Zebrù (m. 3735), Gran Zebrù
(m. 3851) e Cevedale (m. 3769) ed ai loro piedi i ghiacciai, o quel che
di loro purtroppo resta, delle Vedrette di Solda. Il sole che continua a
splendere, l'umana curiosità e l'esaltazione giustificata ci spingono
oltre fino ai piedi della morena lungo il segnavia nr. 171, al centro di
un grandioso anfiteatro naturale, per le indimenticabili foto da
mostrare a "chi non c'era".
La giornata si conclude con una cena in cui spicca la zuppa di
verdure in busta e la macedonia in scatola: noi comunque, affamati come
siamo, divoriamo tutto e festeggiamo il compleanno di Viti con una
doppia eno-razione ed una partita a Trivial germanico in cui Andrea si
laurea vincitore. Le telefonate intercorse con parenti e amici non ci
tranquillizzano sul meteo di domani e, a conferma, mentre ci corichiamo
dalla finestra notiamo alcuni perigliosissimi lampi.
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Martedí 2 agosto 2005 - Km 37,7 - 653 m. salita - 2468 m. discesa
Da RIFUGIO CITTÀ di MILANO (m. 2581) a SILANDRO (m. 711)
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Ore 6.30: l'incubo maltempo si concretizza. Piove
a dirotto, fa freddo e fuori c'è un nebbione da lupi (o forse dovrei
dire da orsi ,
visto ciò che si racconta in giro sia successo qui in torno agli yak di
Messner...): l'idea
di salire a Passo Madriccio con queste condizioni meteo non aiuta certo
a risvegliarsi di buon umore. Ci accordiamo di attendere almeno fino
alle 9.00, per vedere se almeno diminuisce l'intensità della pioggia, ma
mentre siamo a colazione notiamo che la nebbia si alza e la pioggia
cessa.
Cogliamo al volo l'occasione ed alle ore 8.00 precise siamo già
in movimento, coperti q.b. per far fronte alle fredde folate di
vento che spazzano la larga pista (da sci) sterrata: si sale, chi
pedalando chi spingendo, sempre lungo pendenze mai inferiori al 15-20% e
condite da leggeri spruzzi di acqua gelida, fino alla stazione a monte
della funivia (m. 2850 - km 2,0). La temperatura è in lenta ma
inesorabile discesa e il tracciato si fa decisamente più stretto ed
impervio, arrampicandosi tra rocce e detriti morenici, nevai e lingue di
ghiaccio su pendenze ancora più impegnative: finalmente arriviamo e
oltrepassiamo la "mitica" quota 3000, limite mai raggiunto prima in mtb
da alcuno di noi.
L'ultimo km, in cui superiamo 250 m. di dislivello e dove spingere non è
quasi mai facoltativo, è un tripudio per gli occhi e lo spirito, e
nemmeno la temperatura (siamo a 5 gradi) può raffreddare l'entusiasmo
per essere arrivati fino qui: dopo 1 ora abbondante dalla partenza
e gli ultimi tratti ci siamo, ecco il Passo Madriccio (m. 3123 - km
3,0). Lo spettacolare panorama è solo in parte visibile a causa delle
fitte nubi: quello che riusciamo a intravedere comunque è impagabile: da
una parte la Vedretta del Madriccio e tutta la valle che abbiamo
risalito (lungo cui stanno salendo gli altri bikers ospiti del rifugio),
dall'altra la Valle del Madriccio, sulla destra l'imponente cima del
Cevedale e le numerose Vedrette che scendono dalle cime, al centro il
single track che scende a fondovalle.
Dopo le necessarie foto di rito per immortalare l'impresa inizia
l'ultima avvincente discesa in single track di questa edizione del
TorTour: ci aspettano ca. 1000 metri di dislivello in ca. 7 km !!! Per
fortuna la giornata feriale ed il maltempo hanno tenuto lontano quasi
tutti gli escursionisti; ne incontriamo solo un piccolo gruppo nel corso
del primissimo tratto, dove tra il resto alcuni passaggi esposti e le
rocce posizionate sul tracciato obbligano a spingere. E' un tripudio di
forti pendenze, curve strettissime, passaggi tecnici, tratti scorrevoli,
veloci saliscendi: terra e rocce lasciano man mano il posto anche alla
vegetazione, sempre più diversificata.
Dopo un'ora di discesa giungiamo ad un pianoro a quota m. 2300: uno
sguardo dietro le spalle vale più di mille parole per rendere l'idea del
magnifico tratto in single track appena terminato ... ma non è ancora
finita, perchè ci godiamo ancora ca. 1 km di sentiero prima di arrivare
al Rifugio Corsi (m. 2265 - km 8,2) incastonato su uno sperone roccioso
al cospetto di imponenti cime (Cima Cevedale, Cima Marmotta, Cima
Venezia, Cima Rossa di Martello) e vedrette ed in posizione dominante
sulla Val Martello.
Il tratto di single track lungo il segnavia nr. 150 ci regala le
ultime emozioni: placche rocciose, poi prato e bosco, con salti di
roccia e radici, finchè non inizia il tratto asfaltato presso l'Albergo
Genziana (m. 2055 - km 10,0). Si respira già aria di smobilitazione
perchè i tratti "adrenalinici" sono terminati, ma riusciamo a
ritagliarci ancora uno spazio sullo sterrato che, una volta giunti al
albergo Zum See al Lago di Gioveretto (m. 1864 - km 12,3), segue il
Sentiero della Val Martello (segnavia nr. 36) sulla riva destra del
bacino artificiale, offrendoci anche lo spettacolo della cascata del
Torrente Zufritt e un punto di osservazione singolare dalla diga (m.
1852 - km 15,5).
Riprendiamo la strada asfaltata che scende veloce lungo la Val Martello,
tra boschi e campi di famose fragole autochtone, per l'occasione
affollati dai raccoglitori, che fanno crescere la voglia di gustare un
pò di frutta locale. A St. Maria (m. 1556 - km 20,4) torniamo sullo
sterrato lungo il segnavia nr. 36 che scende veloce tra la strada ed il
Rio Plima fino a Ganda (m. 1267 - km 24,3).
L'ultima sosta della giornata è dedicata ad una visita al
consorzio degli agricoltori della Val Martello, da cui usciamo tutti
appesantiti da sporte della spesa ricche di frutta e verdura locale:
fragole, albicocche, mirtilli, lamponi, ribes, radicchio ...
Poi siamo di nuovo in sella sulla strada asfaltata, in veloce discesa ma
con un forte vento contrario giungiamo a Morter (m. 729 - km 32,9) e da
qui, lungo la ciclabile che si snoda tra i meli della Val Venosta,
ritroviamo l'Adige, lo attraversiamo ed alle 12.30 arriviamo a
destinazione: Silandro (m. 711 - km 37,7).
Neanche il tempo di realizzare che anche per quest'anno è finita ....
inizia a piovere di brutto: smembriamo e carichiamo le mtb dandoci
appuntamento al Biergarten Forst di Foresta per un pranzo di commiato,
dove a piovere (oltre all'acqua) sono solo birra, stinchi, e patatine
.... ed un pizzico di amarezza per una meravigliosa avventura giunta al
termine.
Pensiero (bucolico) finale: "VIVAT, CRESCAT, FLOREAT" come recita la
scritta presso la Birreria Forst, state certi che nostra voglia di
TorTour darà fiori e frutti anche il prossimo anno.
Alla prossima...
Max |
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